IL PERSONAL TRAINER ONLINE E’ UN INUTILE POCO DI BUONO.

Ciò sembra emergere dai commenti di tanti in merito a questo argomento.

MA

alla fine sono convinto anche che se intervistassimo 1.000 persone che hanno avuto a che fare con un personal trainer dal vivo, molte di queste direbbero che “il personal trainer è un inutile poco di buono” perchè uno dei punti fondamentali è la competenza vera che spesso manca online come dal vivo. Ma online è peggio.

Ora, non sono stato breve ma se avete voglia di leggere magari qualche spunto di riflessione arriva.

Ci sono molti problemi legati al mondo del “personal training” e senza stare a parlare di cose trite e ri-trite ne voglio estrapolare due (non in ordine di importanza) che secondo me sono molto rilevanti sia live che soprattutto online.

1) l’approccio del “cliente”…

2) la reale competenza di che fa il trainer…

Sono quasi 30 anni che alleno a tutti i livelli, mi sono occupato di palestre grandi, sono stato docente per la FIPE, per aziende private ecc. e secondo la mia esperienza l’approccio del cliente spesse volte è sbagliato.

Ad esempio a me come ad altri spesso la prima domanda che viene fatta è “quanto costa?”, questo credo fondamentalmente sia un errore, la prima domanda dovrebbe essere più complessa “cosa possiamo fare insieme, in quanto tempo e che garanzie mi dai” potrebbe rappresentare un buon punto di partenza.

Ora faccio un discorso che può risultare “odioso” ma in realtà cerco solo di essere realista:il personal trainer non è “il pane”, cioè non è una roba di prima necessità come lo è mangiare, insomma se uno vuole può armarsi di buona volontà e comprarsi qualche libro dedicato all’allenamento (come quelli di Project Invictus ma anche altri) poi cercare di ottenere informazioni gratuite in rete cercando di distinguere “la malta dalle patatine fritte” cioè facendosi 4 domande vantaggio su chi è che pubblica queste informazioni (insomma sull’attendibilità) e fatto questo può fare da solo/a.

Ci sono molti ragazzi e molte ragazze che da autodidatti hanno ottenuto ottimi risultati, certo però si sono impegnati nell’informarsi correttamente oltre che nell’allenamento.

Chi sceglie un personal trainer (online o meno) lo fa fondamentalmente per 2 motivi, vuole ottenere di più e/o essere certo/a di fare il meglio che può oppure preferisce essere seguito/a invece di fare l’autodidatta con tutto ciò che comporta.

Insomma son 2 cose che non sono “di vitale importanza” (concedetemi il termine) e che è normale pagare un prezzo giusto.

Attenzione: giusto, non significa per forza alto e anche quì bisognerebbe essere in grado di valutare.

Io ad esempio fra i miei servizi offro un pacchetto che comprende la fornitura di un programma ad hoc di 6 settimane dove periodicamente cambiano gli stimoli (esercizi, serie, reps, recuperi ecc) idoneo ad usare l’attrezzatura che uno ha (o non ha) + l’invio e l’analisi con restituzione di feedback per 24 video (4 a settimana) da parte del cliente; poi sono disponibile su Skype per problemi, miglioramenti, domande ecc. nelle 6 settimane.Il tutto appunto per 6 settimane quindi circa 1 mese e mezzo a 79 euro per i quali la gente riceve regolare fattura e quindi ci sono di mezzo anche le tasse che non son poche.

E se uno lo fa per 12 settimane costa 150 cioè 75 per 6 settimane…Cioè io ad esempio, per quel prezzo, per circa 1 mese e mezzo ti fornisco un programma di allenamento specifico e ti guardo costantemente per vedere come ti muovi / come va / cosa fai in modo da farti migliorare, più sono disponibile per domande ecc.

A me sinceramente non sembra male, ma il punto non è questo, il punto si ricollega alla domanda “quanto costa?”, cioè bisognerebbe anche cercare di valutare cosa si prende in cambio e il livello di competenza di chi ci seguirà.

Insomma se sai cucinare o impari a farlo, puoi prepararti da solo un ottimo piatto anche elaborato ma se non sai e non hai voglia di imparare, é bene sapere che difficilmente potrai andare a mangiarlo fuori (se é davvero di qualità) per 5 euro, semplicemente perché uno chef non può permettersi di offrirlo a quel prezzo e quando cerchi un personal trainer in teoria dovresti cercare quello, uno chef, non uno che “alla meno peggio cucina” o che “cucina come te”.

Tutto questo non è impossibile ad esempio è facile intuire che se uno ci chiede 200 euro / mese e ci fornisce solo un allenamento, senza farci troppe domande, senza poi vederci in video in modo da vedere come va ecc. non è un grande affare no?

P.S. ho parlato di me perchè so come lavoro ma non credo proprio di essere il solo.

Poi per le competenze, anche quì alla fine non è difficile, sempre ad esempio se uno/a di lavoro fa solo questo ed ha una partita iva, visti i costi nel tenerla, è più probabile che sia uno/a che non vende fumo perchè altrimenti non ci campa.

Poi magari dare un occhio alle certificazioni che ha, se ha la laurea, se ci sono feedback pubblici di gente che ha allenato, il suo curriculum insomma che se si riduce a “mi alleno da mille anni e ho l’addome scolpito”… bhe…Poi c’è anche il problema della bellezza.

Siamo tutti soggetti (credo geneticamente) ad essere fregati dalla bellezza, mi spiego: se una macchina (una vettura) è bella venderà sempre più di una brutta, cioè anche se quella brutta (o anche solo meno bella) costa 2.000 euro meno ed è più pratica e più comoda o più adatta a noi, quella “bella” venderà di più perchè è bella! C’è poco da fare. Chiedete a chiunque venda automobili.

Cioè per noi l’estetica è importante e tendiamo a rimaner “fregati” da immagini di bei muscoli, di addominali, di glutei o altro e questo a volte ci fa scavalcare le valutazioni logiche andando direttamente al “lo voglio anche io”…

Quindi riassumendo, secondo me l’approccio del cliente dovrebbe prevedere una valutazione logica basata più o meno su quanto sopra e non solo su “quanto costa” perchè 15.000 euro per una golf “vecchia” usata senza garanzia non sono un affare ma 15.000 euro per una golf seminuova comprata da un concessionario che fornisce garanzia magari si.

Eppure è sempre una golf usata da 15.000 euro…E la competenza del trainer?

L’altro problema di cui parlavo, si tratta di una cosa che vale sia nell’online che dal vivo ma nel primo caso incide (diciamo) ancora di più.

Tanto per cominciare bisogna essere competenti nella comunicazione, online mancano un sacco di cose non è come dal vivo, non ci sono contatti diretti, feedback sensoriali e nemmeno solo la possibilità di guardare negli occhi motivando…

E’ automatico che se non si è in grado di sfruttare bene quel che abbiamo a disposizione dando feedback adatti, focalizzandosi sulle cose importanti e stabilendo empatia con il cliente pur non potendo disporre di tutti gli strumenti, il lavoro ne verrà penalizzato.

Cioè anche come scrivo un messaggio è importante, la scelta delle parole (anche modulata a seconda del cliente) ecc. quì sbagliare si paga molto più che dal vivo.

E’ necessario avere una certa esperienza oltre alle competenze: se non riesco a capire al volo da un video cosa realmente non va nell’esecuzione di uno squat, diventa quasi impossibile che io riesca a sintetizzare una correzione produttiva in poche parole e questo è assolutamente necessario anche per i motivi spiegati sopra.

Come si fa a farlo? Diciamo che come dal vivo, viene da se dopo che hai appreso davvero bene le basi a livello teorico le hai applicate vedendo tanta gente che fa squat e magari fai tu stesso squat che è forse l’unico modo per rendersi conto di cosa significa farlo, almeno in via generale.

Questo non per dire che “chi comincia ora” non deve lavorare, c’è stato un momento in cui tutti avevamo appena cominciato, solo per dire che bisogna investire tempo in queste cose se si vuole far ottenere risultati.

Senza clienti non si fa il trainer: è necessario sapersi vendere online e per farlo non basta postare qualche foto di glutei o di addominali.

Cioè può anche bastare (vedi sopra quando parlavo della bellezza che ci frega) ma solo sulla corta distanza non per costruire una professione che funziona e va avanti nel tempo, per quello serve riuscire a portare a casa il risultato e basarsi su cose concrete perchè al tempo del social, se sei un caxxone la voce si propaga alla velocità della luce, altra differenza importante rispetto al live.

Per “vendersi” (brutta parola, a me non piace) è necessario avere competenze sulle dinamiche del web, dei motori di ricerca e dei social per poi sfruttarle e per farlo è necessario di nuovo saper comunicare in maniera adatta ma soprattutto è imperativo “connotarsi” cioè avere una propria identità nella quale la gente ci può riconoscere altrimenti siamo solo “uno dei tanti” e si ritorna li, sulla fuffa delle foto di glutei e sul prezzo che la fa da padrone.

NOTA: parlo di “avere o acquisire le competenze” web perchè quasi sempre purtroppo non ci si può permettere una web agency “vera / professionale”, inciderebbe troppo sul bilancio. Insomma c’è da farsi il cuculo anche in questo senso.

C’è anche da dire che quella del coach online è una professione relativamente nuova (almeno in Italia, anche se io ad esempio lo faccio da anni e non credo proprio di essere il solo) per la quale servono competenze maggiori rispetto al training dal vivo (vedi sopra, ed è solo la punta dell’iceberg) e che trova anche muri apparentemente insormontabili nella mentalità della gente, anche addetti ai lavori.

Ce ne sono che sostengono sempre e comunque che “online non va bene / non si può fare” quando ad esempio anche per atleti di livello olimpico (si lo so che li allenano dal vivo) si fanno videoanalisi in differita sui gesti e match analysis sempre in differita anche per gli avversari a dimostrazione del fatto che con la semplice analisi di un video si possono fare buone cose se ci sono i presupposti.

E quì di nuovo servono competenze specifiche…Cioè allenare online in modo produttivo è più difficile e comprende argomenti/cose di cui il “trainer medio” è completamente all’oscuro e per tanto non è in grado di analizzare la cosa a 360 gradi specialmente se vecchio ma non all’anagrafe, come mentalità.

Nel senso di “non predisposto al nuovo, al cambiamento” che poi è una cosa che vale per tutti i settori ma è anche una roba di cui il mondo se ne frega e va avanti lo stesso.

Personalmente ritengo che il training online sia possibile a tutti i livelli (e lo dimostro ogni giorno lavorando e ottenendo risultati), chiaro servono molte competenze ed è più difficile / ancora meno “alla portata” di quello dal vivo ma offre anche cose diverse come ad esempio un bacino di utenza potenziale estremamente allargato almeno su base geografica.

Io mi sentirei di considerare la cosa nel modo giusto, come tutte le innovazioni, altrimenti magari staremmo ancora li a mandare fax invece di email.

Come sempre, sono solo i miei 2 cents.

Gianni Nencioni
Trainer specializzato nell’online.

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